L’OCCHIO ASSOLUTO – PARTE PRIMA

L’OCCHIO ASSOLUTO – PARTE PRIMA

di Lorenzo Centini

Questo testo parte dalla convinzione che, nei simboli, l’umanità compia un viaggio di andata e di ritorno.

Il viaggio di andata verso un simbolo è tutto quell’insieme di connessioni, percorsi facilitati e ricordi che ci proiettano dalla realtà quotidiana ad un significato che un segno grafico ci rimanda. Quello di ritorno è piuttosto la scoperta, dilazionata nel tempo e non immediata, di tutto ciò che il simbolo stesso implica. Dal simbolo si parte, ma anche si viene: si torna dal simbolo con un sapere più espanso e intrecciato di quanto non se ne avesse prima di frequentarlo.

Dove si trova questa conoscenza, questa eccedenza? Non tanto nel simbolo in se’, a meno che non si voglia vedere nel simbolo un espressione di una realtà di grado superiore; in quel caso tuttavia il simbolo ha senso come legenda. Se ci si vuole invece interrogare sui simboli in modo fenomenologico, cioè badando ai simboli in se’ e basta, attorniati dalla realtà che possiamo conoscere, dobbiamo sospendere una spiegazione sacramentale del simbolo.

Potrebbe forse trovarsi nel singolo individuo che proietta la propria noesi verso il simbolo. In tal caso il simbolo diverrebbe, in questa gnoseologia, un interruttore, capace di accendere nella mente di chi osserva conoscenze preesistenti; fungerebbe così da porta, da raggio di luce proiettato su qualcosa che la mente già lasciava presagire dentro di se’.

Effettivamente esistono situazioni, molteplici, dove il simbolo funziona esattamente in questo modo. Ma sono casi in cui, se ci si presta attenzione, la funzione del simbolo è psicologica, spesso legata ad un ricordo, collegato al simbolo in modi che solo la vita individuale di ciascuno può giustificare. Questa attivazione psicologica è di sicuro un fenomeno importantissimo nella vita quotidiana di ciascuno di noi, ma lascia il simbolo non usato nella sua interezza, ma solo nel suo senso per il singolo cervello o per la singola mente. Il simbolo qui vale un odore, un sapore, o un rumore: è propriamente un segno per altro.

Il simbolo invece è diverso dal segno proprio perchè tiene insieme una grande capacità di variare e di adattamento alle singole menti, ma pure trattiene per se’ un significato di base, un contenuto (o meglio, una forma-contenuto) che non varia completamente. Come il colore ha per cento persone diverse cento effetti diversi ma una base diciamo bio-psicologica (ad esempio il rosso ha effetto eccitante, il blu deprimente, ecc) che non può essere stravolta, così il simbolo varia nella continuità – o, se si preferisce, continua nella varietà.

Escluso un rimando superiore, esclusa una valenza di per se’ del simbolo ed esclusa una totale autonomia del soggetto nel dare senso al simbolo, che rimane?

Rimane il tentativo di concepire il simbolo come laboratorio collettivo dove tutti gli uomini e le donne che si affacciano su un simbolo mettono alla prova dentro di esso le relazioni di concetti e di proposizioni che il simbolo stesso suggerisce. Il simbolo è allora come quelle forme ad incastro a disposizione di un gruppo di bambini: ognuno di questi tenta di incastrare le stesse forme in modo suo proprio, trovandovi ciascuno un incastro diverso e un’opportunità per le stesse forme, in relazione diversa, di suggerire aspetti nuovi.

Allo stesso modo dell’opera d’arte e della parola il simbolo è un ambiente sicuro e disciplinato nel quale articolare legami tra concetti. Nella croce sperimentiamo cosa possa voler dire, per il nostro tempo, l’incrocio di rette e la visualizzazione di due linee incidenti alle quali possiamo associare qualsiasi cosa desideriamo. Nella coppia di San Giorgio e del Drago proviamo ogni volta, come quando tentiamo di decrittare una password che non conosciamo o conosciamo solo in parte, come il tema del cavaliere, quello della trafiggere, il Male mediante la bestia bruta possano funzionare assieme. Con la differenza sostanziale che non vi è una e una sola chiave di lettura legittima: il simbolo non ha da essere risolto ma da essere maltrattato con rispetto, come tutte le cose che si amano di amore intellettuale.

Visto così, come laboratorio, il simbolo è una risorsa di serendipità. Ci si trova molto più di ciò che vi si immette, perchè possiamo rivenirvi ciò che anche i nostri simili vi hanno già intravisto più le reazioni chimico-concettuali che quegli stessi inserti hanno prodotto. Il simbolo è davvero un presidio di scoperta; e lo può essere solo se postuliamo il suo non essere esclusivamente pungolo psicologico o rimando assiale ultraterreno.

Vi sono, nella storia dell’uomo, molteplici tipi di simboli. Si potrebbero annoverare parecchie diverse scansioni possibili, tutte legittime. Qua però, per brevità ed efficacia, se ne imposterà una e una sola: i simboli totali e i simboli parziali.

I simboli parziali sono simboli comprensibili perchè inseriti in una cornice di senso pre-esistente. Presuppongono, almeno in parte, una storia, una narrazione, o semplicemente un legame con un’atmosfera.

San Giorgio e il Drago, ad esempio, è un simbolo squisitamente parziale. Esso non solo presuppone di conoscere la leggenda in oggetto, ma richiede di condividere alcuni assunti fondamentali: identificare la figura del Cavaliere, associare il Drago al rettile, che nel cosmo simbolico occidentale ricopre ruoli tutto sommato negativi; non ultimo la familiarità con l’arma “Asta” e un qual certo modo di intendere la guerra.

Non è impossibile apprezzare un simbolo parziale. Spiriti particolarmente raffinati o educati da collegamenti culturali appositi possono intravedere, pur senza sapere in modo conscio, alcuni significati. Noi stessi occidentali, di fronte a certe iconografie induiste o buddiste, possiamo intravedere verità profonde e sentirci vibrare in modo consonante rispetto al tracciato del simbolo stesso. Ma la grande profondità ci rimane indisponibile, siamo portati a confondere e a sbagliarci, a prendere fischi per fiaschi.

La croce, per esempio, è un simbolo sia parziale che totale. Essa per noi cristiani è, oramai, un simbolo completamente parziale, tanto che la associamo quasi sempre alla persona fisica del Cristo crocifisso. Il simbolo, in tal caso, per la maggioranza di noi, è la storia terrena, condensata in un oggetto e in un segno, di un evento storico. La croce ci parla di Cristo, e nella croce ripercorriamo la Passione di Gesù di Nazareth. E’ la storia della Passione che, occupando un posto nella Salvezza proposta dal Vangelo, ci apre al significato della croce stessa. La catena che percorriamo ogniqualvolta il nostro sguardo si pone su una croce è il seguente: dalla croce andiamo alla Passione la quale ha un significato spirituale esplicitato dal Vangelo.

Come controprova potremmo sostituire un’altra persona generica al Cristo nella croce. E’ questo un esercizio oramai comune nella comunicazione moderna, ma proprio perchè largamente adoperato, ci fa notare come le funzioni che esso sfrutta chiariscano come noi fruiamo di tal simbolo.

Se sulla croce vediamo una persona comune istintivamente non facciamo altro che aggiungere un anello alla catena simbolica. Quella persona vive una passione, la sua passione, che ha un legame con la Passione del Gesù crocifisso, che ha un significato, se vi si crede, nell’economia soteriologica dell’umanità. Il simbolo parziale presuppone di conoscere la storia evenemenziale della Passione di Gesù di Nazareth, per molti l’Unto del Signore, senza la quale la croce in se’ rimane muta.

E’ solo dopo un lunghissimo tirocinio simbolico, infatti, che noi cristiani occidentali possiamo fare a meno del Cristo ritratto sulla croce per dar valore a quei due assi incrociati: i quali però sempre e comunque, come in una sineddoche logica, ci rimandano a quell’evento storico-spirituale.

Eppure la croce ha anche un significato totale. Tanto che essa pre-esiste ed esorbita di molto dal globo cristiano e si manifesta e parla anche in altre culture e in tempi precristiani. Il significato totale della croce ignora completamente l’evento che noi chiamiamo passione di Gesù di Nazareth. Se la osserviamo dal suo esser totale la croce non è il supporto su cui Cristo espia i peccati del mondo, ma esso è un incontro di due rette tendenzialmente infinite.

Non ci soffermeremo oltre su uno studio approfondito della Croce: ben altri vi si sono dedicati. La croce però come figura geometrica è, alla fine, l’incontro visibile di due rette infinite e immateriali. Può indicare, come ci illustra Guenòn, l’incontro tra la retta dell’immanenza con quella della trascendenza: ma questo, a ben vedere, è già un passo più avanti dell’immediato. La croce è, come il segno di pausa su uno spartito, il segno che indica rottura. Una delle rette viene interrotta in modo inesorabile dall’altra. Prima ancora di individuare in una delle due il piano-da-rompere e in quell’altro il piano-che-interrompe, la Croce ha il suo senso nel punto senza dimensioni al suo centro esatto; il punto dove un infinito viene rotto e viene attraversato da un altro infinito.

La croce, come simbolo totale, è esattamente e “solo” codesto. E’ adamantino che, nella croce cristiana, nella croce come involucro della Passione, tutto questo venga ricapitolato. Ma quando noi leggiamo la croce come la rottura dell’immanente con il trascendente della rivelazione ignoriamo che il simbolo si può leggere anche al contrario e affermare che la retta trascendente del Dio autonomo e innalzato è stata interrotta (o si è voluta interrompere, come evidentemente conviene dire) dalla retta dell’immanente, del corpo e del divenire. Se alterniamo questi due punti di vista cogliamo la sapidità della totalità del simbolo, come quelle carte oleografiche che mostrano due figure diverse a seconda di come vengono inclinate.

La croce pertanto come simbolo assieme parziale e totale. Il Parziale in questo caso accoglie il Totale, lo introduce e lo dissolve e assorbe. Molto del simbolario cristiano condivide con la Croce questa commistione di parziale e totale, per come abbiamo istituito tale differenza. Il Cuore, la Colomba, l’Ulivo: sono tutti simboli con vite parziali e totali che camminano l’una al fianco dell’altra.

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