Viaggio nei 12 segni (iconofobici) del Tripartite Mahzor e brevi rimandi al Thema Mundi

Siamo lieti di presentare ai nostri lettori un interessante contributo di un serio studioso di astrologia nella sua forma più nobile e tradizionale.

L’amico Francesco Faraoni nasce nel 1979 e i suoi studi professionali si orientano nelle materie scientifiche e si diploma come tecnico chimico biologico della alimentazione con certificato CNR per poi specializzarsi con una laurea breve presso la Facoltà di Medicina La Sapienza di Roma in medicina di laboratorio come tecnico biomedico

La passione per il laboratorio chimico, biologico e medico è stata sempre accompagnata da una forte curiosità per lo studio della medicina antica, che lo ha avvicinato allo studio dell’Astrologia. Attualmente è interessato alla ricerca e allo studio in ambito astrologico a 360°, con particolare interesse per la ricerca temperamentale e umorale e per i caratteri naturali dei fenomeni astronomici.

È creator e amministratore del canale YouTube THE SUN ASTROLOGY, un luogo con oltre 17 mila iscritti dove si affrontano tematiche astrologiche, dalle più leggere alle più complesse, in collaborazione con colleghi esperti e specializzati in varie tradizioni astrologiche. Collabora nella realizzazione di laboratori formativi per neofiti ma anche per Astrologi che intendono approfondire argomenti della dottrina grazie al supporto e alla collaborazione di docenti di diverse scuole e tradizioni astrologiche.

 

 

 

 

Viaggio nei 12 segni (iconofobici) del Tripartite Mahzor
e brevi rimandi al Thema Mundi

Nel manoscritto Tripartite Maḥzor, un testo ebraico degli aschenaziti del 1320, vi è una riproduzione molto particolare dei segni zodiacali, non convenzionale. In questa occasione mi sono imbattuto in un manoscritto che presenta un’iconografia molto diversa da quella a cui siamo abituati.

CARATTERI DEL MANOSCRITTO

Il Tripartite Mahzor è un manoscritto realizzato nella Germania meridionale, intorno al 1320. Si tratterebbe di un volume di un più consistente manoscritto, di tre volumi totali. Il testo presenta iconografie di difficile interpretazione, non ancora del tutto tradotte o comprese. I filologi che si sono interessati a questo testo hanno evidenziato alcune particolari rappresentazioni, anche nella rappresentazione dei segni zodiacali. Molti convengono nel dire che in questo manoscritto è presente una chiara forma di iconofobia, ovvero la tendenza tipicamente medievale – in certe culture od orientamenti – di alterare specifiche icone nelle loro fattezze note o convenzionali, per uno scopo avversivo oppure a causa di una “paura iconica” verso certe immagini (Heinrich Strauss: Die Kunst der Juden im Wandel der Zeit und Umwelt. Joseph Gutmann: The illuminated medieval Passover haggadah: investigations and research problems).

In queste prime tre icone osserviamo rispettivamente il segno Ariete, Toro e Leone: sono rappresentate in modo canonico e convenzionale. Il segno Ariete è quello dove il moto (apparente) del Sole ricomincia il suo ciclo e che attraverso la stagione primaverile noi percepiamo come colui che presiede l’inizio di una nuova stagione della vita. È segno equinoziale, primaverile, convertibile, animoso, carnoso, non soggiogabile, curvo, liberale, direttivo, politico, occupa nel Thema Mundi (immagine della creazione del mondo secondo la tradizione ellenistica) la casa dieci perché è il primo segno e nel luogo della Disposizione del Mondo intende rappresentare il pastore e il comandante di tutti gli altri segni, ove la luce del Sole si manifesta nel suo massimo splendore, in esso incontriamo l’esaltazione del Sole. La seconda icona rappresenta il Toro, segno fisso perché in esso si esprime il cuore della primavera ovvero i caratteri più evidenti e tangibili della stagione: è immutabile, calmo, osseo e curvo, posto nella Disposizione del Mondo nel luogo undici ovvero luogo operoso e industrioso. La terza icona rappresenta il Leone, segno anch’esso fisso perché cuore dell’estate: è solido e stabile, animoso e incline all’ira, inflessibile, retto; statue di forma leonina sono poste frequentemente dagli antichi Egizi a guardia di tombe e loculi, non a caso va ad occupare nel Thema Mundi la casa due, Porta dell’Ade.

La prima icona singolare che incontro nel manoscritto è quella che raffigura il segno Gemelli. Non ho mai incontrato in nessun manoscritto antico la rappresentazione dei due gemelli con teste di animali come vediamo in questa immagine: alcuni ritengono siano teste di cani, a me fanno pensare a teste di grifoni o pappagalli. Una mano è posta al centro del petto, mentre l’altra è indirizzata verso un’estremità contraria all’altra, i due volti si guardano. Le due mani una a sinistra e l’altra a destra rievocano la tipica caratteristica dei segni mobili: è detto doppio perché è posto alla fine di una stagione e all’inizio di quella successiva, ovvero è ponte di comunicazione tra due momenti del tempo stagionale in cui una stagione sta finendo e un’altra sta avanzando. Nei segni mobili (Gemelli Vergine Sagittario Pesci) la stagione in corso cede il passo alla successiva, così nei Gemelli, pur essendo segno primaverile, notiamo dal punto di vista stagionale ingerenze dei caratteri della stagione successiva, l’estate. È bicorporeo, associativo, razionale, nervoso, curvo; è disposto nel Thema Mundi nel luogo del cattivo genio, la casa dodici, unico segno insieme all’Aquario a non ricevere il dono della divinazione – secondo Ali ibn Ridwan – diritto che gli viene precluso poiché né Luna, né Venere, né Giove hanno una qualche famigliarità su di esso.

Uno dei segni che mi ha sorpreso di più è certamente questo: il Cancro. Vedendo la coda di pesce rappresentata in questo animale, ho subito rievocato alla mia mente – erroneamente – alcuni passaggi di Astronomicon di Manilius dove per il Capricorno il poeta astrologo sottolinea il suo essere segno mutilato, metà capra e metà pesce: alcuni segni sono invece mutilati di alcune parti, oppure il loro corpo è una strana commistione di membra difformi. Tali sono il Capricorno o quell’altro che, eternamente intento a tendere il suo arco, è congiunto a forme equine: mentre quest’ultimo mantiene in parte delle sembianze umane, nessuna ne è però presente per il primo (Astronomicon, Manilius – Libro II). La coda pesce mi ha portato sbrigativamente ad associare questa illustrazione al Capricorno, anche se la parte iniziale dell’icona è tutto tranne che una capra! Inoltre l’animale rappresentato è evidente sia un lupo, anzi una lupa con grosse mammelle piene di latte, incinta o che ha da poco partorito. Il Cancro in questa rappresentazione iconofobica è tradotto come Lupa, con mammelle piene di latte, zampe posteriori di anfibio, coda di pesce, zampe anteriori di lupo. Il segno occupa nel Thema Mundi l’Oroscopo ovvero è posto in Ascendente, è la Porta degli Uomini: segno estivo, tropico, convertibile, carnoso, popolare, politico, retto, fecondo e pubblico. Citando il Cardano, se quando ci si ammala la Luna è in Cancro ci si ristabilirà presto e si guarirà senza danno. Quando la Luna è in Cancro si preparavano numerosi galenici: infatti la Luna quando è nel suo domicilio assicura conforto, lenimento dei mali. Nel corpo umano il segno è associato a petto, stomaco, milza, bocca, luoghi nascosti… e mammelle (secondo Vettio Valente). Quindi la Lupa rappresentata in questa icona la madre premurosa e accogliente, ma anche agguerrita e pronta a difendere la sua prole, la Mater Nutrix.

In queste icone facilmente riconosciamo, in una rappresentazione canonica, i segni Vergine, Bilancia, Sagittario e Pesci. Tuttavia mentre nella Vergine è rappresentata una graziosa fanciulla, nella Bilancia e nel Sagittario nonostante siamo in presenza di segni umani (la Bilancia è segno interamente umano mentre il Sagittario come ci ricorda anche Manilius è per metà umano e metà segno bestiale) viene omesso parte del segno. Nella Bilancia spesso incontriamo un uomo associato all’oggetto di misurazione, o solo l’oggetto della bilancia e per questo alcuni non lo considerano umano. Mentre nel Sagittario più canonica è l’immagine che evidenzia una creatura mutila: metà umana e metà bestia. Il Sagittario è segno autunnale, bi-corporeo, presiede il passaggio dall’autunno all’inverno e in esso vi è ingerenza di caratteri invernali, è posto nel Thema Mundi nel sesto luogo celeste perché la terra del Misero Declivio è sassosa e arida, nulla cresce e nulla è edificabile in questo luogo miserabile, cosicché è orientato proprio in sesta casa nella Disposizione del Mondo ove la terra per essere governata necessiterà di una fonte di energia inesauribile, rintracciabile solo nel segno centaurico. Il segno Bilancia è autunnale, tropico, equinoziale, convertibile, giusto, carnoso, retto, puro, artigianale; Giuseppe Bezza ci ricorda nel suo “Le dimore celesti” che il segno ha l’appellativo di DIKAION ovvero “giusto”, conforme alla norma, onesto e non a caso è stato posto nella Disposizione del Mondo nella casa quattro, ove ha sede il fondamento dell’intera creazione e dove giace la Legge incorruttibile su cui poggia e sussiste l’intero creato. Il segno Pesci è invernale, anch’esso bi-corporeo e mobile poiché presiede l’ultima parte dell’inverno e in esso cominciamo ad osservare i primi caratteri della stagione successiva, ovvero la primavera. È il segno più fecondo di tutti i segni zodiacali, il più fecondo di tutta la triplicità acquea, è posto nel luogo nove del Thema Mundi in assonanza alla metafora biblica del cammino verso la fede e verso Dio, che si può compiere solo attraverso una decisione ferrea e ferma sostenuta dai “piedi” che esso governa e che rievocano, appunto, la metafora biblica del cammino verso Dio. Mentre, il segno Vergine è estivo, bi-corporeo, sociale, artigianale, razionale, nervoso, retto, liberto, iniziatico, puro. Gli astrologi cristiani videro in questo segno la Vergine Maria. Cito a tal proposito Il Mariale ovvero Maria Sempre Vergine del chierico Girolamo Coppola (1644) dove la purezza della Vergine è paragonata alla perfezione dell’ordine celeste e alla disposizione perfetta degli astri in ogni loro domicilio; dice il libretto sopracitato: La sentenza di S. Damasceno chiama l’anima della Vergine casa propria delle virtù, ovvero Maria domicilium virtutum omnium affecta est… signori, dicono gli Astrologi che qualsivoglia pianeta ha la sua casa propria nel cielo, che è in uno dei due segni del celeste zodiaco, così il Sole ha per sua casa il Leone, la Luna il Cancro, Mercurio Gemelli e Vergine, Venere Toro e Bilancia, Marte Scorpione e Ariete, Giove Sagittario e Pesci, Saturno Aquario e Capricorno […] questo ordine perfetto e immacolato, è paragonato dal chierico alla perfezione e alla Santa Purezza della Madre di Dio, la Vergine Maria. E anche in questo caso non è affatto assurdo trovare nel Thema Mundi il segno Vergine orientato nella Casa Tre, luogo della Dea Luna, luogo dove il segno esprime meglio le sue caratteristiche ingegnose, pure, manuali, produttive.

Appena osservata questa icona sono stato indotto in errore. Vedere una testuggine del genere mi aveva portato ad associarla al Cancro, segno in cui siamo abituati a vederci la corazza e la protezione. Invece, l’icona che raffigura una tartaruga ha molto più senso legato al segno Scorpione che non è solo segno che punge in modo venefico, ma è anche segno che difende. Nello Scorpione incontriamo il domicilio di Marte, dove in esso assumerà il ruolo di DEFENSOR concetto che trova così una perfetta armonia a questo animale. In diversi manoscritti troviamo per questo segno gli appellativi comuni di autunnale, solido, immutabile, osseo, ma anche iracondo, falso, retto e fecondo. Tutti i segni di acqua sono fecondi e di seme abbondante, così pare più che giustificabile aver posizionato nel Tema Mundi il segno Scorpione proprio nella casa cinque, ove ha sede la gioia di Venere, dopotutto il segno presiede nel corpo umano gli organi genitali maschili ma anche femminili, nei maschi governa i testicoli dove la temperatura corporea è molto bassa per preservare il seme, mentre nella donna presiede la cavità uterina e tutte quelle strutture in cui è conservato e gestito l’ovocita. Inoltre la sede dello Scorpione nella casa cinque del Thema Mundi rievoca in me i frequenti riferimenti di Venere rintracciabili in numerosi manoscritti, pianeta che gioisce in quinta casa e spesso definito come il piacere del coito, dunque lo Scorpione ha sede proprio dove avviene tale piacere.

Veramente interessante il Capricorno. Non ci sono elementi noti nella rappresentazione di questa icona: invece di trovare un animale dalla coda di un pesce e con la testa di capra. evinciamo la rappresentazione di un felino, o di un cane, o di un altro animale, dotato però non di artigli ma di zoccoli, tipici della capra. Tuttavia la testa non è quella di una capra! Mangia elementi erbivori. Pare essere a tutti gli effetti un Agnello Vegetale della Tartaria, noto come Agnus scythicus o Planta Tartarica Barometz, ovvero una creatura leggendaria, metà animale e metà pianta; si ritenevano essere collegati direttamente alle piante tramite un cordone ombelicale, potevano essere pecore, capre, ovini. Il problema però è che l’Agnus scythicus è stato classificato in tempi non connessi al manoscritto in esame, così scopro che questa creatura pare abbia una origine più antica, ovvero con quella menzionata proprio dalla tradizione popolare ebraica (e il manoscritto in oggetto appartiene alla tradizione ebraica) identificata con il nome di Yeduah, un agnello che spuntava dalla terra connesso ad essa da uno stelo di tessuto vegetale. L’animale secondo la leggenda era raccolto ovvero reciso dallo stelo con alcune procedure religiose, così morendo dalle sue ossa si ricavavano strumenti per cerimonie profetiche. Se l’associazione è corretta, questa icona riporta per il segno Capricorno il leggendario Yeduah, creatura che appartiene a pieno titolo alle arti saturnie che sono proprio quelle collegate all’agricoltura, alla terra, all’orticultura. È segno invernale, tropico, convertibile, censurabile, carnoso, curvo, servile, impudente. È disposto nel Thema Mundi nel luogo sette, ove le cose volgono al tramonto, è Porta degli Dei, perché il Sole tramontando abbandona la settima casa, e così la luce venendo meno permette nuovamente alle stelle del firmamento (gli Dei celesti) di riapparire nuovamente nella volta celeste, per essere contemplate e onorate dagli uomini.

Molto suggestivo il segno Aquario, l’icona rappresenta una serie di strumenti utilizzabili dall’ingegno dell’uomo, e finalizzati allo spostamento di qualcosa, pare verosimigliante dire che qui stiamo in una serie di strutture che sollevano l’acqua e la trasportano. L’Aquario è segno di aria, e segno umano, è l’ingegno dell’uomo, ed è definito da alcuni autori antichi segno della fatica dell’uomo, perché in esso avviene il lavoro umano della edificazione e della costruzione come risultati del lavoro umano. Pur essendo segno di aria, l’Aquario rimanda all’acqua, e quindi è segno vettoriale e veicolo, che mette in comunicazione, ovvero ponte e mezzo. È segno invernale, solido, timido, razionale, osseo, curvo, puro, artigianale, pubblico. Nella Disposizione de Mondo occupa la casa otto, per questo autori come Firmico e Macrobio vedono nell’Aquario il segno che, pur essendo umano, è il più lontano dal temperamento umano, ovvero colui che insegna sulla morte.

Bibliografia
Il manoscritto Tripartite Mahzor proviene da THE BRITISH LIBRARY
Le dimore celesti di
Giuseppe Bezza
Astronomicon di
Marco Manilio
The Planets, The Jews, and the Beginnings of Jewish Astrology di Reimund Leicht

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