L’occhio onniveggente nel delta

Riceviamo e pubblichiamo questo breve ma denso articolo sulla materia “iniziatica”, consigliandone la lettura a tutti coloro che insistono sulla via della ricerca

 

L’Occhio esiste prima ed al di là dello spettacolo cosmico. Lo spettacolo invece non può esistere senza uno spettatore. Allo stesso modo, lo Spirito diviene Grande Architetto dell’Universo quando idea un edificio, ne decide la costruzione e la realizza.
L’idea (il pensiero) è il vertice del triangolo, mentre la base è data dalla volontà e dall’azione. Lo Spirito diviene Padre (Sat, Osiris) per il fatto stesso di pensare qualcosa, separandolo quindi dalla Sua immensità e dandogli un nome.
Diviene poi Figlio (Tat, Horus, l’intelligenza cristica che pervade la manifestazione) nel momento in cui questo qualcosa è “progettato” attraverso un atto di volontà.  Lo Spirito Santo (Notre Dame, Isis, Om) è infine la matrice da cui provengono i materiali di costruzione. 


Paramahansa Yogananda propone una metafora molto accessibile, secondo cui il Padre è il proiettore, il Figlio è il fascio di luce e lo Spirito Santo è lo schermo. In definitiva, però, non si tratta che di differenziazioni funzionali dello Spirito, l’Occhio onniveggente.
Similmente, l’uomo è in essenza l’osservatore, il testimone “oculare” del mutevole spettacolo dei pensieri, dei sentimenti e delle percezioni fisiche che attraversano il campo della coscienza. L’uomo fa però l’errore fatale, dovuto all’ignoranza circa la propria vera natura, di identificarsi con questo spettacolo microcosmico, che invece esiste solo perché lui lo sta guardando.
Il nostro cervello non produce il pensiero, non più di quanto i nostri polmoni non producano l’aria o una lampadina produca elettricità. Il nostro cervello, piuttosto, è un organo fisico talmente raffinato ed evoluto da permettere alla coscienza universale di esprimersi usando una forma umana. Pertanto è lecito affermare, con Louis-Claude de Saint-Martin, che in fondo l’uomo è “un pensiero del Dio degli esseri”.


Il pensiero è una forza vivente, la più vitale, sottile ed irresistibile forza che esiste nell’universo. L’uomo è circondato da un oceano di pensieri, in cui fluttua assorbendone alcuni e respingendone altri. Si impone quindi una adeguata dieta mentale, a base di pensieri ispiranti, vitalizzati dai Maestri o estratti dai testi sapienziali.
Occorre in parallelo una continua purificazione del mentale, attraverso la preghiera e le tecniche che avvicinano alla meditazione. La qualità dei nostri pensieri ci spingerà infatti inesorabilmente verso ciò che immaginiamo, come è scritto: “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.
La volontà ci permette di sintonizzare la nostra radio mentale su frequenze più o meno elevate, a seconda di quale musica vogliamo ascoltare. Il cervello è infatti un organo plastico in cui ogni catena di pensieri incide un solco e ad ogni passaggio il processo è meno dispendioso in termini di volontà, costituendo così un’abitudine buona o cattiva.


Tutto dipende dal libero arbitrio ed in proposito Louis-Claude de Saint-Martin ha scritto: “Dio non è libero alla maniera degli uomini, la cui libertà fondata sulla debolezza o l’ignoranza consiste nel potersi decidere tra il bene ed il male. Dio vuole, senza dubitare, e con la più perfetta volontà che si possa immaginare, ma non è libero, poiché egli non ha da scegliere. Egli conosce il meglio ed in tutti i suoi atti non è possibile che non voglia fare il meglio. L’uomo esamina, perché non conosce; sceglie, perché esita; si decide, perché ha dubitato, ecco ciò ch’egli chiama ‘libertà'”.
Con la nostra volontà possiamo sperimentare il silenzio interiore, ma per andare oltre è necessario l’aiuto dei Maestri Passati dell’umanità o di esseri ancora più evoluti, oltre che della Divinità stessa. La Divinità ha tutto, meno il nostro amore: tutte le pratiche iniziatiche di cui sopra hanno valore ai Suoi occhi principalmente per il Desiderio che le anima.
Non meno importante è l’azione. In effetti nessuna azione, buona o cattiva, resta senza effetto per quanto possa sembrare insignificante: tutto consiste nel compiere il dovere del momento. Come esseri umani, abbiamo diritto all’azione e non ai frutti dell’azione: questa insomma viene offerta come dono alla Divinità, che trarrà le sue conseguenze. La vera rinuncia si esprime quindi nell’azione pura, compiuta cioè nello spirito di una volontà pura e di un pensiero puro, svincolata dal gioco delle cause e degli effetti.

Nelle parole di Swami Sivananda, “L’uomo semina un pensiero e raccoglie un’azione; semina un’azione e raccoglie un’abitudine; semina un’abitudine e raccoglie un carattere; semina un carattere e raccoglie un destino”.
Tutto quanto sopra ci rammenta la necessità di agire in modo etico, alla luce cioè della propria coscienza. Essa dovrebbe essere sempre al centro del triangolo, in modo da non essere contaminata dall’ignoranza.
Per risvegliarci da questo incubo dobbiamo continuamente ricordare a noi stessi chi siamo veramente, separando lo spettacolo dallo spettatore. Anche le cerimonie e le riunioni iniziatiche possono essere d’aiuto ma fondamentale è l’azione/non azione di porsi in atteggiamento meditativo: non c’è nulla che non facendo non si faccia.
Inizialmente si è portati a pensare che il Divino sia l’agente e noi siamo i Suoi strumenti, ma in realtà dobbiamo invece comprendere che Egli è sia l’agente che gli strumenti.

Claude Purusha

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