La famiglia tra feticcio e capriccio

goya

L’evolvere della società occidentale verso nuove forme di vivere sociale ha intaccato i modelli eterni che plasmavano la società: ciò deve necessariamente portarci a riflettere su quanto si sta abbandonando, per imposizione o convinzione, e quanto invece meriterebbe di essere salvato.

Tra tutti i modelli, quello che maggiormente sta subendo l’aggressione del confusionario e acefalo progresso, o di ciò che si spaccia per progresso, è la famiglia.
Ciò non stupisce, dal momento che essa è la cellula fondante della società ed è pertanto ovvio che modificando il modello familiare sarà possibile incidere e modificare il modello sociale, quasi nel medesimo momento.
Alcune forze, che cercano di far evolvere l’attuale società in nuove forme, in particolar modo propongono e impongono nuovi tipi di famiglia arrivando financo a concepire modelli estremi come la famiglia formata da un singolo individuo con i propri animali domestici.

Il mondo naturale, tuttavia, non è inclusivo ma esclusivo ossia la Natura stabilisce regole, forme e gerarchie ferree, rigide ed immutabili che escludono qualsiasi modifica da parte dell’uomo che, volente o nolente, non può che subire quelle leggi.
Nella furia ideologica moderna, volta al rifiuto di questa legge ben più antica di tutte le costituzioni della Terra, si cerca di forzare a livello dialettico, sociale e spesso legale una serie di concetti che nulla hanno a che vedere con ciò che è realmente la famiglia.

Per la Natura la famiglia è una unità formata da maschio, femmina e figli.
Nel mondo moderno, imborghesito, iper-consumistico, materialista, governato dal piagnisteo ciò non è accettato.
Il motivo per cui ciò che la Natura ha stabilito non viene accettato e si pretende la costante forzatura, anzi lo stupro, della realtà è insito nella tendenza della società europea e occidentale al consumismo di massa per cui ciò che non si ha per diritto naturale si potrà, urlando e piangendo abbastanza a lungo e abbastanza forte, ottenere per diritto umano e sociale o per diritto economico ovvero si potrà comprare.

Ribandendo il concetto; se la Natura mi esclude da un certo regno o da una certa definizione, protestando o contrattando adeguatamente otterrò legalmente e socialmente il riconoscimento che desidero a prescindere dalle mie qualifiche reali.

Ciò affonda, lo scriviamo a chiare lettere, nel consumismo capitalistico e borghese della società contemporanea ove ognuno può comprare ciò che vuole, persino i figli o gli uteri, perché l’importante è soddisfare ogni tipo di desiderio e capriccio a prescindere da ciò che l’ordine naturale ha stabilito.
Non basta volere qualcosa per averne diritto ed è qui che la borghesia capitalista e materialista si manifesta in tutta la sua forza di drago: ciò che voglio posso comprare, o con i miei soldi o con i miei voti.
La parola capriccio non è detta fuor di luogo; come il bambino che è stato bocciato pretende comunque il giocattolo, così l’uomo moderno privo delle qualifiche necessarie e quindi dello ius naturale pretende di poter essere e di fare ciò che vuole, avendo ormai perso il concetto di merito.
E come il bambino trova spesso un padre accondiscendente così la società sta trovando sempre più intellettuali, giuristi e politici particolarmente accondiscendenti.

Questo risultato è ovvia conseguenza di un mondo dove anche i valori, i diritti, le idee sono semplici articoli di consumo, dove la Natura stessa e il suo ius sono divenuti oggetti di consumo; un mondo dove al primo posto viene il soddisfacimento dei desideri e feticci personali, riconosciuti ora come supremo diritto, in spregio e stupro al più comune buonsenso e ordine naturale.
Ciò rivela un aspetto tipico della società occidentale ossia il suo egoismo, quella tendenza ormai divenuta norma per cui al primo posto viene il soddisfacimento della pretesa individuale, sempre slegata dalla qualificazione del singolo e dall’ordine sociale e naturale.

Inoltre, questo atteggiamento mostra anche un ulteriore aspetto della società borghese e materialista: la sua presunzione sconfinata.
“Non importa” dice l’uomo del progresso “se la Natura ha costruito l’Universo in un certo modo, noi possiamo cambiare le leggi di natura come vogliamo”, nella suprema presunzione di saper meglio amministrare la stessa Creazione.
Nel momento in cui l’Uomo ha messo al primo posto nella sua scala di valori il soddisfacimento di ogni sua pretesa, a prescindere dalle proprie qualificazioni, si è reso simile al bambino capriccioso, incapace di resistere alla pulsione della sua cupidigia, dando così soddisfazione al mondo capitalista che ha potuto creare nuovi oggetti di consumo: i diritti, le idee, i valori, le religioni.

La famiglia è emblema di questo bene di consumo in quanto il mercato politico e sociale danno piena accoglienza alla domanda che viene dal basso con una costante offerta di nuovi “modelli”, più o meno accessoriati.
Questa tendenza è pericolosa per due motivi.
Il primo è che il soddisfacimento della pulsione relativa alla famiglia, per cui famiglia può essere quello che si vuole, porterà indubbiamente, nella mente dell’uomo-bambino, a pretendere sempre e costantemente di più anche in altri campi, avendo ormai sdoganato la cellula più antica della società, che non a caso potremmo definire sacra.
In secondo luogo, è necessario interrogarsi su cosa la società diventerà.
Essendo stata la famiglia formata da uomo, donna e figli l’elemento fondante della società che tipo di società nascerà da quella fondata dal disordine delle famiglie-capriccio?

Ai contemporanei l’ardua sentenza.

 

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