Giuseppe Mazzini, un mistico in politica

E’ tra i viventi l’uomo più pio che io conosca”(1) così il pensatore Thomas Carlyle definiva Giuseppe Mazzini, passato alla storia con l’epiteto di Apostolo della Nazione.

Ma chi era davvero Giuseppe Mazzini? Patriota, rivoluzionario, Padre della Patria per alcuni, “mandante di assassini” secondo il sottosegretario agli Esteri inglese del periodo, addirittura “il capo di un’orda di fanatici assassini”(2) e “pericoloso quanto l’Austria”(3) secondo Camillo Cavour.

Giuseppe Mazzini, il repubblicano di ferro, Giuseppe Mazzini il cospiratore condannato a morte in contumacia sia in Italia che in Francia.

Questo articolo si intende di fornire un ulteriore epiteto, che nella mente di chi scrive vuole essere elogio al patriota di Genova, e corollario complessivo della sua immensa e profonda personalità.

Mazzini fu più di ogni altra cosa un mistico e l’afflato mistico riverbera tanto nelle sue opere quanto nelle sue scelte di vita.

L’origine dei vostri doveri sta in Dio” scrive lo stesso Mazzini ne “Dei doveri dell’Uomo”, sua opera principale, ma la sua vibrante prosa non si ferma a delle frasi a effetto; l’intera opera vede in Dio il fulcro principale attorno a cui ruotano i concetti di Patria, Legge, Progresso, Umanità e Associazione.

Un Dio la cui esistenza non è mai stata negata da Mazzini, anzi fortemente affermata quasi in una professione di fede proprio ne “Dei Doveri dell’Uomo” dove leggiamo: “Dio esiste. Noi non dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell’Umanità, e nell’Universo che ci circonda. La nostra coscienza lo invoca nei momenti più solenni di dolore e di gioia. L’Umanità ha potuto trasformarne, guastarne, non mai sopprimerne il santo nome. L’Universo lo manifesta coll’ordine, coll’armonia, colla intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi. Non vi sono atei fra voi: se ve ne fossero, sarebbero degni non di maledizione, ma di compianto. Colui che può negare Dio davanti ad una notte stellata, davanti alla sepoltura de’ suoi più cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole”.

Dio non sparisce mai dal suo pensiero sociale e politico, anzi, Giuseppe Mazzini, il mistico di Genova, vede in Dio la base della sua filosofia politica e della società che deve nascere, dell’Italia stessa, infatti “la Patria deve essere il vostro Tempio: Dio al vertice, un popolo di eguali alla base”, e sulla legge aggiunge che “Dio v’ha dato la vita; Dio v’ha dunque data la legge; Dio è l’unico Legislatore della razza umana. La sua legge è l’unica alla quale voi dobbiate ubbidire. Le leggi umane non sono valide e buone se non in quanto vi si uniformano, spiegandola ed applicandola: sono tristi ogni qualvolta la contraddicono o se ne discostano: ed è non solamente vostro diritto, ma vostro dovere disubbidirle e abolirle. Chi meglio spiega ed applica ai casi umani la legge di Dio, è vostro capo legittimo: amatelo e seguitelo. Ma da Dio in fuori, non avete, né potete, senza tradirlo e ribellarvi da lui, avere padrone.

Nella coscienza della vostra legge di vita, della LEGGE DI DIO(4), sta dunque il fondamento della morale, la regola delle vostre azioni e dei vostri doveri, la misura della vostra responsabilità: in essa sta pure la vostra difesa contro le leggi ingiuste che l’arbitrio d’un uomo o di più uomini può tentare d’imporvi”(5).

Si potrebbe a questo punto obiettare che Mazzini tentasse di ingraziarsi i cattolici e conquistarli alla sua causa per pura ragione politica, ma in realtà chi lo conosceva bene non dubitava della sua fede sebbene questa fosse oltre i dogmi cristiani e la fedeltà papale, peraltro entrambi assai presenti nella sua formazione giovanile e familiare.

La sua amica personale, la poetessa Harriet Hamilton King scriverà infatti che “Dio fu per lui il principio e il fine di tutta la sua vita”(6), sebbene mantenendosi distante dalla Chiesa Cattolica vista come ostacolo al sogno dell’Italia unita, e infatti la Hamilton King specificherà: “non ho alcuna intenzione di rivendicare Mazzini per cattolico, avendo egli dichiarato che non lo era, e nemmeno per cristiano, sebbene io ritenga che giammai egli a ciò si rifiutasse. Ma nel tempo presente, quando l’Europa è tutta piena di anticristiani, acristiani o cristiani semplicemente praticanti […] vorrei constatare che il Mazzini fu molto più cristiano di ciascuno di loro”(7).

Anticlericale, non cristiano ma “più cristiano” di altri, insomma Giuseppe Mazzini, come tutti i mistici, rimane un mistero e queste poche citazioni hanno già sufficientemente fatto percepire la complessità dell’uomo.

La sua lotta fu soprattutto lotta contro il materialismo e l’ateismo, che definì “il delirio di alcuni uomini”(8), sentendo un sacro fuoco dentro di sé che lo spronava alla lotta contro entrambi “col Vangelo in una mano e la tavola dei Doveri nell’altra”(9), essendo “lo spiritualismo tendenza altamente predicata dai combattenti per l’universale emancipazione”(10) tanto da scrivere apertamente che “la nostra causa è causa di Dio”(11).

E’ nei “Pensieri ai sacerdoti italiani” che il patriota genovese rivolge al clero tra le sue più vibranti prose, egli scrive: “in nome di Dio e per amore della patria nostra, vi chiediamo: siete cristiani? Intendete il Vangelo? Guardate alla parola di Gesù come lettera morta o ne adorate lo spirito? Tra lo spirito del Vangelo e la parola del Papa, siete veramente, ostinatamente decisi a scegliere, senza esame, senza richiamo alla vostra coscienza, quest’ultima? Siete credenti o siete idolatri?”.

Mazzini, mosso da questi sentimenti, scriverà da Londra addirittura al Papa in persona una lettera datata 18 settembre 1847 affermando di “adorare Iddio”, confermandoci quindi la sua fede anche se non definibile cattolica, ma soprattutto vedendo nei destini della Patria unita i voleri della Provvidenza divina: “l’unità italiana è cosa di Dio: parte di disegno provvidenziale e voto di tutti”.

Il suo sentimento mistico non si ferma qui; e nella stessa lettera scriverà testualmente che “la guerra contro il male e la menzogna è una guerra santa, la crociata di Dio. Noi non abbiamo più cielo: quindi non abbiamo più società”.

Mazzini si rivela quindi animato da una fede viva, sincera, oltre il dogma come ogni libero pensatore, non cristiano ma al contempo riverente come solo un mistico potrebbe esserlo nei confronti di Gesù Cristo quando scrive: “Ei giunse. Era l’anima più piena d’amore, più santamente virtuosa, più ispirata da Dio e dall’avvenire, che gli uomini abbiano salutata su questa terra: Gesù. Ei si curvò verso il mondo incadaverito e gli mormorò una parola di fede […] Ei profferì alcune parole ignote fino a quel giorno: amore, sacrificio, origine celeste. E il cadavere si levò. Da quel fango uscì il mondo cristiano, mondo di libertà e uguaglianza: uscì l’Uomo simile a Dio”(12).

Questa frase tuttavia ci mostra un Mazzini ebbro di fede ma al contempo un Mazzini eretico poiché non fa alcun accenno all’incarnazione di Cristo, esprimendosi in modo assai sibillino in un tempo in cui le parole veniva ben pesate; “Ei giunse” scrive, semplicemente, senza ulteriori specificazioni, sottigliezza che non sarebbe passata inosservata a occhi cattolici.

Un Mazzini quindi che si muove nel sottile solco che separa la mistica e l’eresia, che vede in Cristo un Maestro, un uomo che giunge a salvare l’Umanità attraverso la stessa Umanità, fine ultimo dei disegni di Dio e di Mazzini stesso.

E’ interessante a questo punto far notare come proprio la Libertà e il concetto di Umanità siano intersecate con una visione spirituale nel pensatore di Genova.

Per Mazzini la Libertà e l’unione di tutta l’Umanità non sono soltanto una aspirazione sociale ma anche aspirazione mistica e spirituale tanto da tingerle, nelle sue opere, di toni che oggi diremmo messianici.

E’ ancora ne “Dei doveri dell’uomo” che rintracciamo questi aspetti quando scrive a chiare lettere che “la libertà è il pane dell’anima” mentre in una lettera a Sir John Graham sentiamo il profumo di santità con cui Mazzini incensa la causa umana mentre parla di Cristo dicendo che “Egli annunziò una religione, la fondamentale dottrina della quale era la famiglia umana, generata da Dio acciocché noi tutti giungessimo alla fratellanza universale”(13).

E’ in quest’ultimo scritto che il nostro patriota provoca apertamente il suo corrispondente, troppo tiepido nella lotta contro il potere costituito che ostacolava la causa repubblicana, tanto da chiedergli “Signore, se avesse vissuto allora, si sarebbe nel nome della pace e dei governi stabiliti, schierato dalla parte di Erode contro Cristo?”. Mazzini quindi vedeva nella patria oppressa, sua vera ossessione tanto da portarlo a vestirsi solo con abiti neri in segno di lutto, una analogia all’arresto e tortura dei Gesù.

Non basta, sempre nella lettera a Sir Graham, l’Apostolo d’Italia paragona il Cristo ai movimenti repubblicani poiché “anche Cristo, signor mio, adempì una missione rivoluzionaria”.

Le idee sulla missione dell’Umanità e sul suo destino, poi, sono chiarissime: “l’Umanità è il Verbo vivente di Dio”(14) e il fine ultimo degli uomini è “formare la famiglia universale, edificare la città di Dio, tradurre in fatto progressivamente, con un continuo lavoro, l’opera sua nell’umanità”(15).

Giuseppe Mazzini però è anche un uomo molto pratico che vede, realmente, negli insegnamenti religiosi degli insegnamenti sociali da applicarsi nella vita quotidiana. Sulla questione dell’anima, come abbiamo già visto, ritiene che il primo modo in cui essa venga nutrita è con la libertà, ma lungi dal paternalismo, identifica, come sempre nelle sue opere, l’idea del dovere dall’aver ricevuto un’anima da Dio.

Scrive infatti: “Dio non ci chiederà giudicandoci: che hai tu fatto per l’anima tua? Ma: che hai fu fatto per l’anime altrui, per l’anime che io t’aveva date sorelle? La maledizione di Caino veglia su qualunque non si sente custode del fratel suo”(16).

Fin qui, abbiamo visto come nel pensiero mazziniano l’Umanità sia figlia di Dio, anzi addirittura il suo Verbo, e soprattutto come sua missione sia quella di tradurre sulla terra la volontà divina, creando delle leggi e una società che ad essa si conformino. Si sposano quindi perfettamente una fede sicuramente areligiosa ma certamente fervente con un programma politico e sociale pratico.

Tuttavia nella corrispondenza con Madame Hamilton King, il nostro Apostolo si spinge fino a parlare esplicitamente di reincarnazione e di trasformazione dell’uomo in Angelo, similmente a Enoch, e spingendosi quindi nella vera speculazione spirituale.

Scrive infatti nelle lettere alla sua amica che “non potete, con nessuna rinuncia, raggiungere Iddio ad un tratto. Secondo la nostra fede, potete essere tenuta a realizzare in terra tutto quanto l’umanità può realizzare dell’Ideale, prima di raggiungere uno stadio di vita superiore, e diventare come dirò per esser più intelligibile, l’Angelo: potreste aver da vivere nuovamente in terra in circostanze differenti: ma dovete pervenirvi a grado a grado”(17).

Mazzini rivoluzionario, Mazzini uomo politico, Mazzini cospiratore ma è il Mazzini mistico che scrive ne “Ai giovani d’Italia” una preghiera stupenda per la Patria, rivolta al “Dio dei popoli oppressi! Dio delle anime afflitte!” il cui testo non è solo irrorato di patriottismo ma anche di pura luce spirituale, testo che ci sentiamo di inserire integralmente a beneficio di tutti i lettori.

Dio dei popoli oppressi ! Dio dell’anime afflitte ! Posa sui poveri sviati figli d’Italia uno sguardo di clemenza e d’amore. Il solco segnato da trecento anni di schiavitù e la lunga idolatra predicazione dei falsi profeti che usurparono in terra il tuo santo nome non si cancella in un giorno; e la loro mente è spesso ingombra d’errore. Ma in fondo del loro core vive, come lampa velata, il culto del tuo Vero, e della Patria alla quale tu li chiamasti: ed hanno molto patito per essa.

Tu, davanti al cui occhio l’Umanità intera appare come un Essere solo, volesti che il sacrificio d’un Giusto lavasse ogni fatalità di colpa e d’errore da tutte l’anime de’ suoi fratelli. Pesa nella tua mano il sacrificio di tutti i Giusti che morirono per richiamarci a vita e accoglilo siccome espiazione dei nostri traviamenti. Scenda sui poveri ingannati figli d’Italia il tuo spirito di verità! Manda, dove s’accolgono, l’Angiolo dei forti pensieri, e fa ch’essi diventino degni dei loro Martiri e non contristino l’anime sante coll’oblìo o colla fiacchezza dell’opere!

Per la parte che adempiemmo de’ tuoi disegni nel passato – per la parola d’Unità che due volte dicemmo alla terra – per l’intelletto della divina Bellezza che i nostri profeti diffusero, ispirati da te, sulle genti – pei Santi che vissero e morirono sul nostro suolo nella tua fede – per la promessa che ci venne da te, quando stendesti più splendido che non altrove su noi l’arco dei cieli e il sorriso infinito della tua Creazione – noi ti preghiamo o Signore: levaci alla terza Vita(18)! Infondi nelle nostre madri l’adorazione della Patria e l’amore all’anima, non alle sole membra, dei figli! Spira nei padri i virili concetti e l’ardita virtù che sola può far nostra la nostra terra! Benedici le spade dei nostri giovani, finch’essi possano scioglierti dalla tua Roma un cantico degno di te, il cantico dell’Italia redenta.

E salvaci, oh salvaci dalla morte dell’anima! Sperdi da noi, checché avvenga nel tempo di prova che ancor ci avanza, l’ateismo della disperazione, il soffio gelato del dubbio. Come il ferro s’affina sotto i colpi che par minaccino di spezzarlo, così s’affinino i nostri cori sotto il martello della sventura. Come il forte licore diffonde il suo profumo all’intorno quand’è infranto il vaso che lo accoglieva, così si diffonda, tra le ferite dell’ingratitudine, da noi sui nostri fratelli l’amore, ch’è il profumo dell’anime .

E quando nel freddo della solitudine, ch’è il peggiore dei mali, saranno presso a spegnersi in noi le sorgenti della tua vita, suscita, o Padre, a ravvivarle il pensiero dei morti che amammo e che ci amano. E scenda a lambirci la fronte riarsa il bacio delle madri e delle sorelle perdute, e c’insegni i segreti dell’immortalità, tanto che vivi e morti siamo tutto uno in te nella fede e nella speranza”.

E questa la scrisse l’uomo tuttora chiamato bestemmiatore e miscredente!” scrive a buon diritto sul punto la sua amica Hamilton King.

Giuseppe Mazzini era un uomo che ci sentiamo di definire completo, con una chiara e profonda visione politica e sprituale che ha saputo rifiutare tutti i dogmi del suo tempo; sociali, politici e religiosi, andando a scontrarsi con tutti i poteri costituiti della sua epoca, da vero libero pensatore e da sincero patriota riconoscendo alla sua causa, quella repubblicana e italiana, addirittura la santità divina.

La sua personalità profonda, sfaccettata, mal si presta a essere studiata solo dalle sue opere, essa va studiata e capita dalle sue ispirazioni e aspirazioni e tra tutte quella che meglio la dipinge e la fa stagliare gigante nella storia d’Italia e nei cuori di tutti i patrioti e uomini liberi è una e una sola: “Dio e Popolo”.

Enrico Edoardo Gavassino

NOTE:

(1) Thomas Carlyle, citato da Bolton King in Mazzini, traduzione di Maria Pezzè Pascolato, Barbera, 1903

(2) Giancarlo di Cataldo, Chi ha paura di Mazzini?, lastampa.it, 11/06/2010

(3) Denis Mack Smith, Mazzini, Rizzoli, Milano, 1993

(4) Il maiuscolo è di Mazzini

(5) Giuseppe Mazzini, Dei doveri dell’uomo, BUR, Vignate (MI), 2018

(6) Harriet Hamilton King, La religione di Mazzini, Sonzogno, Milano, 1915

(7) Harriet Hamilton King, op.cit.

(8) Giuseppe Mazzini, Scritti, Vol. III, Daelli, Milano, 1860

(9) Giuseppe Mazzini, op.cit.

(10) Giuseppe Mazzini, op.cit.

(11) Giuseppe Mazzini, Peniseri ai sacerdoti italiani sull’Enciclica di Papa Pio IX, Portici, 1849

(12) Giuseppe Mazzini, Fede e Avvenire, Opere Vol. V

(13) Giuseppe Mazzini, nella lettera a Sir John Graham

(14) Giuseppe Mazzini, op.cit.

(15) Giuseppe Mazzini, op.cit.

(16) Giuseppe Mazzini, Sull’enciclica di Papa Pio IX

(17) Giuseppe Mazzini a Harriet Hamilton King, lettera datata Lugano, 31 ottobre 1871

(18) Il riferimento è alla terza “missione” di Roma. Dopo quella dei Cesari e dei Papi, Mazzini auspicava l’inizio della Roma del Popolo

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